Massimo Cellino rompe il silenzio e torna a parlare del suo passato da presidente, dei trionfi e delle cadute, con uno sguardo amaro sulle ultime vicende legate al Brescia e con la nostalgia degli anni vissuti al Cagliari. L’ex patron delle Rondinelle, travolto dalla retrocessione in Serie C dopo la penalizzazione legata ai crediti fiscali inesistenti, si considera vittima di una serie di circostanze avverse: «Il maligno si è accanito in una città dove la bestemmia è diffusa: non l’ho mai tollerato. La mia disgrazia è stata la coda del diavolo». Un passaggio che Cellino lega anche a un episodio simbolico: la costruzione di una cappella nel centro sportivo del Brescia. «L’ho pagata cara. Mi hanno detto che il maligno si accanisce con chi fa qualcosa di importante per la Chiesa. L’avevo promessa all’Immacolata in caso di promozione in Serie A. Ogni volta che torno a Brescia, la prima cosa che faccio è pregare lì». Il ricordo corre inevitabilmente ai suoi 22 anni alla guida del Cagliari, tra gioie e difficoltà: «Mi manca il Cagliari, rappresenta la mia giovinezza, gli anni più belli e duri della mia vita. Oggi però il calcio non è più lo stesso: il sistema è scoppiato, chi governa la Federazione lo ha devastato. Io amo giocare nei tavoli dove non si bara». In Sardegna, Cellino fu anche il primo a lanciare Massimiliano Allegri in panchina: «È ancora uno dei migliori al mondo, ma è rimasto troppo provinciale: non ha voluto imparare l’inglese e confrontarsi fuori dall’Italia. Ha una marcia in più, ma ha sempre scelto la strada più facile». Sul Brescia, invece, le parole sono intrise di rammarico: «Prenderlo è stato il mio errore più grande. Pensavo fosse una società più organizzata: mi hanno nascosto i debiti, 12 milioni di Iva mi furono richiesti subito. Ho portato la squadra in Serie A, poi è arrivato il Covid e tanta cattiveria. Se in 115 anni questa società ha fatto solo dieci campionati in A (in realtà sono 33), non è colpa mia. Quel club ha il maligno dentro e il compleanno cade il 17 luglio: se l’avessi saputo, non lo avrei mai comprato». Il 17 luglio scorso, non a caso, è nata la nuova società Union Brescia guidata da Giuseppe Pasini, chiamata a ripartire dalla Serie C. Cellino, invece, continua a sentirsi «vittima di una serie di circostanze negative», facendo paragoni con altre situazioni: «La Sampdoria non doveva retrocedere nonostante i 200 milioni di debiti, iscritta al campionato in maniera impropria grazie a garanzie bancarie. Io, invece, ho pagato la coda del diavolo». Infine, un ricordo personale che va oltre il calcio: il tentato rapimento del 1978 a Cagliari. «Avevo 22 anni, tre uomini armati cercarono di sequestrarmi in viale La Plaia. Scappai mentre sparavano sulla macchina. Mio padre decise di mandarmi in Australia con tutta la famiglia, restando in Sardegna solo lui, mia madre e mio fratello Alberto, vivendo con i carabinieri in casa». Un passato di luci e ombre, tra fede, calcio e vicende personali che hanno segnato nel profondo uno dei presidenti più discussi e carismatici del calcio italiano.
Fonte immagine: Web - Tutti i diritti appartengono ai relativi autori e non a mercatonews.com, non ci assumiamo alcuna responsabilità.Cellino si racconta: «Il Brescia, il Cagliari, Allegri e la mia disgrazia segnata dal maligno»
Blog•11/09/2025, 14:09•Ultimi aggiornamenti: 12/09/2025, 08:42